L’avvocato Teobaldo Mezzacapa

 


L’avvocato Teobaldo Mezzacapa, come il solito, ha perso l’ennesima causa in tribunale. Il suo assistito, Teodolindo Capafresca, è stato condannato a dieci anni di carcere per abigeato e per aver rubato delle uova di quaglia in un supermercato. L’avvocato dell’accusa, Teodoro Capadistruzzo, ha portato in aula tre testimoni oculari che hanno visto Capalesta rubare le uova di quaglia. La loro testimonianza è stata la prova schiacciante e decisiva che ha portato alla condanna di Capalesta. Mezzacapa è furibondo e si sfoga con la moglie Addolorata.
― Mezzacapa: “L’avv. Capadistruzzo ha portato tre testimoni che hanno assistito al furto. E’ ridicolo! Io avevo portato ben cento testimoni che non avevano visto il furto…. E’ un’ingiustizia! Come avvocato mi sento preso in giro e perseguitato! C’è un vero e proprio accanimento nei miei confronti! Protesterò con uno sciopero della fame a oltranza! Questa volta andrò fino in fondo! Sarà uno sciopero della fame molto serio, duro e selvaggio, per sensibilizzare tutto il mondo giudiziario: dalle alte cariche dell’Avvocatura fino al Ministero della Giustizia”.
Addolorata: “Caro Teobaldo, non devi fare lo sciopero della fame a oltranza!”.
― Mezzacapa: “Mah…. veramente lo sciopero pensavo di farlo qui a Milano, non a Oltranza…. “.
Addolorata: “Non fare lo spiritoso…. Le conseguenze di uno sciopero della fame possono essere terribili per la nostra salute: è stato dimostrato che all’inizio cominciano a danneggiarsi organi importanti come il fegato e i reni, e poi viene colpita la funzionalità cardiaca. Inoltre il cervello comincia ad avere dei problemi dovuti alla scarsa affluenza di sangue…. E poi quando penseresti di iniziare questo sciopero della fame ‘selvaggio’? Oggi ti ho visto mangiare le lasagne al forno e la cotoletta con le patatine….”.
― Mezzacapa: “Mah…. veramente ho già iniziato lo sciopero stamani: ho deciso di rinunciare all’antipasto, con tutti gli stuzzichini….”.

L’avvocato Teobaldo Mezzacapa racconta alla moglie, Addolorata Capatosta, di quando, da giovane, era un ciclista dotato di un talento eccezionale.

― Mezzacapa: “Da ragazzo mi piaceva tantissimo andare in bicicletta. Ero un corridore bravissimo. Pedalavo tutto il giorno, non scendevo mai dalla bici, la usavo anche in casa per andare dalla camera alla cucina…. Con gli amici vincevo sempre tutte le gare. Ero un ragazzo prodigio, un giovane campione. Tutti mi chiamavano ‘Il piccolo Fausto Coppi’. Gli osservatori della Federciclismo Italiana mi seguivano e volevano tesserarmi per farmi correre il Giro d’Italia dei dilettanti. Poi improvvisamente un giorno, purtroppo, ho dovuto smettere per sempre di andare in bicicletta, ho sofferto e pianto tantissimo”.
Addolorata: “Caro Teobaldo, mi dispiace…. Come mai hai dovuto troncare sul nascere la tua brillante carriera di ciclista, così all’improvviso? Hai subìto un grave trauma cadendo dalla bicicletta? Ti sei fratturato un piede o spezzato una gamba?”.
― Mezzacapa: “No, no. Ho smesso di andare in bicicletta perché poi ho fatto la patente…. ho iniziato a guidare la macchina….”.

 

Addolorata Capatosta critica bonariamente il marito, Teobaldo Mezzacapa, per il colore dei suoi capelli.
Addolorata: “Caro Teobaldo, hai i capelli troppo scuri….. non dovresti tingerli sempre di nero! Ormai sei un uomo di mezza età, dovresti avere i capelli brizzolati, come tutti i tuoi coetanei. Devi saper accettare la vecchiaia e i suoi capelli bianchi. E poi, come dice un vecchio detto, ‘uomo brizzolato, molto apprezzato’…. La chioma argentea acquista sempre più consensi e aumenta il proprio fascino, pensa a Richard Gere o George Clooney….”.

Mezzacapa: “Ti sbagli, cara Addolorata, non è così, io non mi tingo i capelli di nero. Semmai è il contrario: i miei capelli sono “naturalmente” molto scuri. Per sembrare un “uomo di mezza età” e avere quindi i capelli grigi, sono costretto a tingermeli di bianco….”.

Timoteo Capasecca, cugino e amico fraterno dell’avvocato Teobaldo Mezzacapa, è un accanito fumatore, gli piace fumare e non ha nessuna intenzione di smettere. Mezzacapa prova a convincerlo, per l’ennesima volta.

Mezzacapa: “Caro Timoteo, devi smettere di fumare, una volta per tutte. Il fumo nuoce gravemente alla salute e uccide, questo è risaputo, lo sanno anche i bambini. Ma devi smettere anche per un altro motivo, molto importante. Ascoltami bene: facciamo una considerazione insieme, facciamo una riflessione tutti insieme, anche con voi che mi leggete da casa. Dunque: bisogna smettere di fumare perché le sigarette costano un sacco di soldi. Sono soldi buttati via, che si volatilizzano. Sono soldi che se ne vanno in fumo….”.

Teodolindo Capafresca, imputato in un processo per frode fiscale e abigeato, è difeso in aula dall’amico avvocato Teobaldo Mezzacapa. Purtroppo perdono la causa. Capafresca è condannato dal giudice a scontare vent’anni di carcere. Uscendo dal tribunale, il povero Capafresca scoppia in lacrime e si sfoga con Mezzacapa, accusandolo di non averlo saputo difendere.

―  Capafresca: “Sei un cane come avvocato! Mi avevi garantito che me la sarei cavata con pochi mesi di carcere e invece mi sono beccato vent’anni. In aula continuavi a litigare come il solito con il giudice, che è diventato isterico. Hai preteso che la Corte uscisse dall’aula perché eri ancora raffreddato e non volevi influenzarla…. Per causa tua il giudice era furibondo e mi ha condannato a vent’anni di galera!”.

Mezzacapa: “Non te la prendere caro Teodolindo, non disperarti e non farne un fatto personale….”.
Dopo qualche settimana Mezzacapa si reca in carcere a trovare l’amico-cliente Capafresca.
Mezzacapa: “Caro Teodolindo ti porto una buonissima notizia. Con un ricorso speciale ho ottenuto dal giudice che solo il tuo corpo dovrà restare recluso per vent’anni. Ma la tua mente sarà libera! Potrà vagare ovunque: alle isole Hawaii, alle cascate del Niagara, a Parigi, nella Valle dei Re…. Non è fantastico? Eh, sei contento? Su, su, ora non fare così, non piangere e non sbattere la testa contro il muro. In fin dei conti tutti quanti siamo stati giovani. Tutti quanti abbiamo avuto vent’anni….”.
 
L’avv. Teobaldo Mezzacapa è stato invitato dal cugino, Timoteo Capasecca, a trascorrere il fine settimana al mare, in una villa in Liguria, alle Cinque Terre.

Mezzacapa è molto pigro, non si muoverebbe mai di casa e così declina l’invito: “Mi dispiace, caro Timoteo, ma sono troppo stanco. Non ce la farei mai a venire sino alle Cinque Terre. Se fossero state solo due terre o al massimo tre…….”.

 
Cari amici che ci leggete da casa, siete tutti invitati da Mezzacapa al cenone di capodanno. Vi aspettiamo! Ecco il menù: tutte le portate sono state cucinate personalmente dall’avvocato Teobaldo Mezzacapa:
  • brodo di giuggiole
  • consommé di gallina vecchia che fa buon brodo
  • polpette di cavallo di Troia
  • spiedini di una rondine che non fa primavera
  • pesce d’aprile al forno
  • arrosto di cavallina storna che portava colui che non ritorna
  • teste di rapa condite con un filo di olio di gomito
  • insalata di erba voglio che non nasce nemmeno nel giardino del re
  • spiedini di due piccioni presi con una fava
  • carpaccio di caval donato che non si guarda in bocca
  • bollito di gallina che canta ha fatto l’uovo
  • arrosto di capro espiatorio
  • mozzarella in carrozza che a mezzanotte in punto si trasforma in zucca
  • sorbetto di una mela al giorno che toglie il medico di torno
  • infuso di erba del vicino che è sempre più verde
  • un bicchierino di amaro in bocca
 
L’avv. Teobaldo Mezzacapa racconta al cugino, Timoteo Capasecca, di quando, da ragazzo, era un calciatore dotato di un talento straordinario.
Mezzacapa: “Da bambino mi piaceva tanto giocare al calcio. Ero bravissimo. Al parco con gli amici vincevo sempre tutte le partite. Ero un bambino prodigio, un giovane fenomeno, un predestinato. Tutti mi chiamavano ‘Il piccolo Pelé bianco’. Poi improvvisamente un giorno, purtroppo, ho dovuto smettere per sempre di giocare al pallone”.
― Capasecca: “Come mai hai dovuto troncare sul nascere la tua carriera di calciatore, così all’improvviso? Hai subìto un grave trauma o un brutto infortunio di gioco? Ti sei fratturato un piede, spezzato una gamba o rotto un ginocchio?
― Mezzacapa: “No, no…. Stavo giocando al parco con gli amici e il mio pallone, purtroppo, è finito in cima a un albero…. Non sono più riuscito a prenderlo….”.
Lo Studio Legale Associato ‘Caparotta & Caparotta’, presso il quale lavora l’avv. Mezzacapa, festeggia il suo ventesimo anno di attività organizzando un party. Tutti gli avvocati e i clienti dello studio sono stati invitati alla festa con le rispettive consorti.
L’avvocato Teobaldo Mezzacapa comunica alla moglie, Addolorata Capatosta, dell’invito alla serata di gala che ha appena ricevuto.
Mezzacapa: “Cara Addolorata, pensavo di andare al party con la mia giovane assistente Catena Capasanta. Tu potresti anche stare a casa, in fondo sarà solo una serata di lavoro….”.

Addolorata: “Come? Te lo puoi scordare, mio caro! Ho letto anch’io l’invito: tutti gli avvocati saranno accompagnati dalla propria moglie!”.

Mezzacapa: “Cara Addolorata non te la prendere, non farne un fatto personale…. Non posso proprio portarti con me al party. La festa si svolgerà sicuramente in un salone illuminato, ci saranno delle luci….”.
 
Addolorata Capatosta, come sempre, critica Mezzacapa per la sua pigrizia.
Addolorata: “Caro marito, stai diventando grasso come un maiale: sei lento, ormai sembri un vecchio bradipo…. Ti devi assolutamente ‘muovere’, vincere la pigrizia e fare della ginnastica seriamente…. “.
Mezzacapa: “Cara Addolorata, lo sai che non sono un atleta…. Sono cresciuto in una famiglia povera e non mi sono mai potuto iscrivere in una palestra. Da ragazzo, a scuola, ho praticato un po’ di atletica leggera: la mia specialità era il salto del pasto…. In effetti oggi sono un po’ sovrappeso e di conseguenza molto lento…. Non ho prontezza di riflessi. Ieri, addirittura, stavo per essere investito da una macchina spinta a mano da un tizio…. Ma ti prometto che con domani cercherò di migliorare, mi impegnerò con serietà a svolgere dell’attività fisica quotidianamente: tutte le mattine scenderò io in cortile a buttare l’immondizia….”.
(R.P.)
 
Catena Capasanta, la giovane assistente dell’avvocato Mezzacapa, arriva in ufficio già stanca e molto provata. Appena entrata nello studio legale, la segretaria si precipita nell’ufficio dell’avvocato Teobaldo Mezzacapa.
Capasanta: “Avvocato, mi scusi se la disturbo di prima mattina, ma volevo dirle che questa notte ho  avuto un incubo terrificante. Ho sognato che ero stata in ufficio per parecchio tempo, lavorando senza soste…. Mi sono svegliata stanchissima, sudata e nervosa…. Così, se lei è d’accordo, oggi vorrei segnare tre ore di lavoro straordinario….”.


Timoteo Capasecca, cugino e amico fraterno dell’avvocato Mezzacapa, compie 50 anni. Durante la festa di compleanno, al momento del brindisi, Mezzacapa si alza in piedi, alza il calice e dedica all’amico un breve discorso.

Mezzacapa: “Caro Timoteo, oggi compi 50 anni: si tratta di mezzo secolo, se la matematica non mi inganna. Sono commosso…. come passa il tempo, è proprio volato! È incredibile: hai già 50 anni! Caspita, non mi sembra vero…. sembrava ieri che ne avevi 49….”.

L’avvocato Teobaldo Mezzacapa racconta alla moglie Addolorata Capatosta di quando, da ragazzo, era un piccolo campione di nuoto.

Mezzacapa: “Da bambino i miei genitori mi portavano sempre in vacanza al mare, tutti gli anni. Ero felice e mi piaceva tantissimo, stavo in acqua tutto il giorno. Diventai presto un piccolo campione di nuoto e vincevo tutte le gare di velocità con gli amici. Dominavo in tutti gli stili del nuoto, conquistando un sacco di medaglie. Primeggiavo nello stile libero, a rana, delfino, dorso, quaglia. Possedevo delle incredibili doti naturali, e l’acqua era diventata per me il mio nuovo habitat. Poi un giorno improvvisamente, purtroppo, non ho più potuto entrare in acqua e nuotare. È stato terribile!
Addolorata: “Mi spiace tanto, caro Teobaldo. Come mai hai dovuto smettere di nuotare così all’improvviso? Hai subìto qualche shock quando eri in acqua? Hai rischiato di annegare? Hai avuto qualche grave problema di salute?

Mezzacapa: “No, no…. I miei genitori, da un anno con l’altro, hanno smesso di andare in vacanza al mare. Hanno iniziato a portarmi in montagna….”.

Mezzacapa e la moglie Addolorata si apprestano a trascorrere la vigilia del nuovo anno.

Mezzacapa: “Cara Addolorata, ho preso una decisione: a partire da domani, con il nuovo anno, voglio essere un uomo diverso….”.

Addolorata: “Caro Teobaldo, sono felice che tu abbia dei buoni propositi per l’anno che verrà. Sono contenta che tu voglia diventare un uomo nuovo, diverso e migliore. Cosa intendi fare? Cercherai di essere meno pigro? Farai qualcosa di concreto per l’ambiente, per aiutare il mondo a essere più pulito? Contribuirai anche tu a combattere la fame nel mondo con azioni di aiuto, partecipazione e solidarietà?”. Mezzacapa: “No, no…. Ma, come ti dicevo, sarò un uomo diverso: sto uscendo proprio ora per andare dal barbiere, a tagliarmi i capelli….”.

Il quesito di Mezzacapa: perché essere femministi è un merito, mentre essere maschilisti è un difetto?

L’avv. Teobaldo Mezzacapa e la moglie Addolorata Capatosta discutono riguardo al maschilismo, una piaga sociale difficile da estirpare.
Addolorata: “Caro Teobaldo, mi spiace dirlo, ma tu, in fondo, sei un po’ maschilista….”.
Mezzacapa: “No, no, affatto… Semmai dovreste essere voi donne a diventare tu un po’ maschiliste, visto che siete nate grazie a noi uomini. Siete state create da una nostra costola, come narra la Sacra Bibbia. Io fisicamente avverto proprio la mancanza di una costola. A volte, per via della costola mancante, ho la sensazione di avere come un vuoto nel petto….”.
Addolorata: “Ma non dire cretinate! E poi quella fesseria che racconti sempre riguardo al fatto che saremmo solo noi donne a invecchiare…”.
Mezzacapa: “Beh, questo è verissimo! Il tempo passa inesorabilmente e voi donne purtroppo invecchiate, mentre noi uomini diventiamo più maturi, col tempo acquistiamo in fascino e diventiamo più ‘interessanti’….”.

L’avvocato Teobaldo Mezzacapa torna a casa dal lavoro molto nervoso, è su tutte le furie e si sfoga  con la moglie Addolorata.

Mezzacapa: “Cara Addolorata, sono isterico, non riesco a darmi pace: oggi in tribunale ho litigato con il giudice e poi ho perso una causa in modo incredibile. Ho avuto un diverbio con il giudice perché avevo chiesto che l’udienza venisse svolta a porte chiuse, ma lui non me lo ha concesso”.
Addolorata: “Come mai hai chiesto che l’udienza venisse svolta a porte chiuse?”.
Mezzacapa: “Perché continuavo a stropicciarmi il naso, sono un po’ raffreddato…. Ma soprattutto sono furioso perché ho perso una causa facilissima che era già vinta in partenza. Ho fatto la figura dell’imbecille e mi sono coperto di ridicolo…. L’avvocato della controparte, Teodoro Capadistruzzo, ha vinto la causa calpestando la giustizia! Ha ‘giocato sporco’ mentendo spudoratamente ed ingannando il giudice. Ma quel maledetto avvocato Capadistruzzo me la pagherà! Oh se me la pagherà! Sono arrabbiato e inviperito: la mia vendetta sarà violenta, tremenda e feroce…. Questa volta non avrò pietà!”.
Addolorata: “Caro Teobaldo, non te la prendere e piuttosto cerca di calmarti o ti verrà un infarto…. Ora, come pensi di vendicarti dell’avvocato Teodoro Capadistruzzo? Lo denuncerai? Lo querelerai? Lo farai sospendere o radiare dall’Ordine degli avvocati?”.
Mezzacapa: “No…. Ma sicuramente a Natale non gli manderò più gli auguri!”.

L’avv. Mezzacapa si reca in un negozio di fitness e articoli sportivi per comprare una cyclette: il medico gli ha consigliato un po’ di attività fisica per mantenersi in forma. Mezzacapa acquista la più bella bici da camera tra quelle in esposizione. Appena tornato a casa, l’avvocato mostra con orgoglio la nuova cyclette alla moglie Addolorata e la prova immediatamente: pedala per oltre mezz’ora. Poi, però, la smonta deluso, la ripone di nuovo nella scatola e la riporta subito al negozio di fitness dove l’aveva appena acquistata. Mezzacapa è molto arrabbiato: stanco e ancora sudato per lo sforzo compiuto per pedalare, si precipita come una furia dal commesso. “Rivoglio indietro i miei soldi! Questa dannata cyclette non funziona: ho pedalato per oltre mezz’ora, ho sudato come un cane, ma la bici non si è mossa di un centimetro….”.



Addolorata Capatosta discute con il marito, l’avvocato Teobaldo Mezzacapa, riguardo al significato e all’importanza della festa della donna.
Addolorata: “Caro Teobaldo, tu di solito sei sempre molto gentile e premuroso nei miei riguardi, come un antico cavaliere, ma lo scorso 8 marzo si celebrava la festa della donna e tu l’hai del tutto ignorata. Mi hai molto deluso. Si tratta di una ricorrenza molto significativa per noi donne, ma te ne sei dimenticato e non mi hai portato neanche un mazzetto di mimose….”.
Mezzacapa: “L’8 marzo era la festa della donna? Mi spiace, cara Addolorata! Devi scusarmi, ma non lo sapevo. Ero convinto che la festa della donna fosse il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania….”.


L’avvocato penalista Teobaldo Mezzacapa e la moglie Addolorata Capatosta hanno due nipotini gemelli: un maschietto e una femminuccia. La bimba ha 9 anni e si chiama Grazia, il bimbo ha 11 anni e si chiama Indulto.
Mezzacapa ha anche due nipotine, figlie del fratello Teodolindo. Le bimbe si chiamano Ilaria e Ilacqua.
 

L’avv. Teobaldo Mezzacapa ha due cari amici, vecchi colleghi dello studio legale, soci in affari e in disgrazie: si chiamano Domenico e Sabato. Un altro caro amico, Venerdì, è dato per disperso in un’isola lontana.

La moglie dell’avv. Teobaldo Mezzacapa si chiama Addolorata Capatosta. Una volta Addolorata si chiamava Katia: si fece cambiare nome in comune, all’ufficio anagrafe, subito dopo aver conosciuto l’avvocato.

 

L’avvocato Mezzacapa soffre d’insonnia. Tutte le sere, prima di coricarsi, mette sempre sul comodino 2 bicchieri: uno colmo d’acqua e l’altro vuoto. Così, quando si sveglia di notte, se ha sete beve se no non beve.


L’insegna del bar di fronte al tribunale è bene illuminata: “Caffè con Biliardo”. L’avvocato Mezzacapa, attratto dalla specialità, entra, si avvicina al banco e ordina: “Vorrei un caffè con biliardo”. Il barista un po’ imbarazzato: “Ma… guardi, avvocato, veramente… c’è un equivoco!”. “Ah, va bene, metteteci pure quello!”.

Nel palazzo dove abita l’avv. Mezzacapa, la signora Betsabea Cocozza, inquilina dell’ultimo piano, si presenta in casa dell’avvocato con un cesto di paglia pieno di cuccioli. “Buon giorno avvocato, volevo comunicarle che la mia gatta proprio ieri ha partorito una cucciolata, vorrei regalarle un bel gattino….”.

Mezzacapa: “Un gattino? No…. grazie, mi spiace signora Cocozza, ma che cosa me ne faccio di un gatto? Se fosse stato un coniglio l’avrei preso subito, senza pensarci due volte! Mia moglie Addolorata sa cucinarlo molto bene, in umido con le olive. Ma un gattino no. Ripeto, se si fosse trattato di un coniglio….”.
(R.P.)

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